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C’è ancora spazio per i Brand?

In molti hanno visto “The Social Dilemma”, la docu-fiction che spopola su Netflix. E il discorso non è mai stato così attuale. Quando apriamo la mail, quando accendiamo la tv, quando leggiamo un giornale: i brand ci sono.

I Social Media sono sicuramente uno strumento ulteriore, che oggi moltiplica a livelli mai raggiunti prima le possibilità di allargamento di un brand. Centinaia di migliaia di inserzioni, banner, campagne sponsorizzate e influencer dominano la scena mediatica.

In questo mondo comunicativo, ormai saturo di messaggi promozionali e commerciali, le strade – personali – sono due: subire, come tutti, o disconnettersi. Dato che rimane alquanto complesso non “esistere” a livello digitale, se non si vuole correre il rischio di restare “indietro”, l’unica soluzione appare quella di selezionare, sceglliere. Per quanto possibile.

E per un brand? Il cambio di paradigma è d’obbligo. Seth Godin, uno dei più seguiti imprenditori digitali e “futurologo”, nel 2019 affermava: «Dobbiamo far scendere i brand dalla giostra dei social media, che va sempre più veloce, ma non arriva mai da nessuna parte. È giunto il momento di smettere di convincere con insistenza e di disturbare o fare spamming, fingendo di essere i benvenuti. Siamo in una fase storica accelerata che non ammette però scorciatoie e occorre concentrarsi su un percorso lungo e sostenibile, tornare all’autenticità».

Lunghi meeting e infinite call potrebbero cambiare se scegliessimo una strada diversa. Per fare emergere un brand sui Social Media, è fondamentale oggi puntare su una Digital Humanity. Maggiori informazione, maggiori dettagli. E soprattutto puntare su ciò che è genuino.

Foto del personale e screenshot delle riunioni su Zoom? Non più. Questa fase della comunicazione, che comunque viene percepita ormai come artefatta, è già superata. Ciò che serve è davvero raccontare l’anima del brand, la filosofia, lo spirito e il ritmo del lavoro, pur correndo il rischio di piacere poco a qualcuno. Ma non si può piacere a tutti, no?

Il dilemma del brand rappresenta anche quali piattaforme scegliere. Puntiamo tutto sulla classica triade Facebook – Instagram – LinkedIn? È davvero efficace? Basta ad aumentare le vendite, o a favorire la visibilità? Probabilmente no.

In base a un’intervista di Hootsuite + Altimeter Group su 2.162 professionisti di settore a livello globale, il ruolo dei Social Media nel marketing comprende una quota tra il 13 e il 24% del budget. Ma spesso il valore economico di questo investimento viene depotenziato da scelte strategiche che calcolano poco i canali Social Media, e li vedono solo come un qualcosa alla foce della tattica.

Secondo Deloitte, il 77% dei CEO riferisce che gli sforzi della trasformazione digitale hanno avuto una grande accelerazione negli ultimi mesi. E che ben il 70% di essi segnala un cambiamento del comportamento dei clienti, spinta in più per modificare anche la comunicazione propria. Cosa manca, allora?

Manca un passo oltre, quello vero. La realtà. Tutti gli studi determinano che le organizzazioni in grado di utilizzare non solo in maniera corretta, ma in maniera strategica, i Social Media, guadagnano ampi spazi di crescita. Nuove partnership, nuova libertà, nuovi fronti aziendali. E nuovi affari. Chi invece li sfrutta come mero canale di informazione – spesso decotta – non avrà altro in cambio che una banale, pigra interazione degli utenti.

Appare una piccola differenza, ma la sostanza è un cambiamento radicale nella fruizione dello stesso algoritmo e della stessa piattaforma. Allora l’unica domanda da farsi, prima di parlare agli altri e raccontargli il nostro brand, è: chi siamo?